Prima di prendere una direzione, voglio sapere dove mi trovo, cosa ho davanti e quali strade potrei percorrere”
PERCHÉ HO DECISO DI SCRIVERE QUESTO ARTICOLO?
Mi sono sempre chiesto e, in qualche contesto scherzoso, mi hanno chiesto: che animale ti senti? Io non ci ho mai dato tanto peso, e forse non ha nemmeno senso darglielo, però ho sempre risposto in modo superficiale.
Ultimamente ci stavo riflettendo su e mi sono detto: io ragiono, vedo, calcolo e penso come un’aquila. Sta in alto, osserva, calcola le sue traiettorie in base a tutte le variabili che ci sono e che ci potrebbero essere e poi, una volta che ha tutto il piano in mente, agisce.
Sono uno che è molto “pignolo”, sono molto attento ai dettagli, qualsiasi dettaglio, non mi sfugge nulla, e forse è proprio per questo che sono così.
Credo che osservare sia una delle cose che faccio maggiormente, spesso anche senza rendermene conto. Mi capita di prestare attenzione a particolari che magari altre persone non notano, di soffermarmi su determinati comportamenti, parole o situazioni. Mi piace cercare di capire cosa si nasconde dietro quello che vedo, senza fermarmi necessariamente alla prima impressione.
Penso che questo atteggiamento si rifletta in tantissimi aspetti della mia vita. Quando conosco una persona, quando mi trovo in una situazione nuova, quando devo prendere una decisione o semplicemente quando porto avanti un progetto. Mi piace avere una visione d’insieme, capire dove mi trovo e soprattutto dove potrei arrivare.
OSSERVARE: NON FERMARSI ALLA PRIMA IMPRESSIONE
Una delle cose che faccio maggiormente, soprattutto quando conosco qualcuno, è osservare.
La prima impressione per me conta, non lo nego, ma difficilmente rappresenta un giudizio definitivo. Mi piace conoscere le persone sotto diversi aspetti, capire il loro carattere, il modo in cui ragionano, come si comportano nelle diverse situazioni, quali sono le loro ambizioni, le loro esperienze e, più in generale, cosa le rende quello che sono.
Non mi piace avere un’idea troppo affrettata di qualcuno. Preferisco prendermi il tempo necessario per conoscerlo, vedere come si comporta e cercare di comprendere anche quegli aspetti che inizialmente non emergono.
Credo che ogni persona abbia diverse sfaccettature e che fermarsi a ciò che mostra al primo incontro significhi perdersi una parte importante di quello che è.
Lo stesso vale per le situazioni. Spesso un singolo dettaglio può cambiare completamente il modo in cui interpretiamo qualcosa. Per questo cerco di prestare attenzione, ascoltare e raccogliere più informazioni possibili prima di arrivare a una conclusione.
CAPIRE: ANDARE OLTRE QUELLO CHE SI VEDE
Ma osservare, da solo, non basta. La seconda fase è capire.
Non mi accontento particolarmente di sapere che qualcosa è successo, mi interessa capire perché è successo, quali fattori hanno contribuito e quali conseguenze potrebbe avere.
Mi piace ragionare, mettere insieme i pezzi e provare a guardare una situazione da più prospettive. Cerco di valutare le alternative, immaginare diversi scenari e comprendere quali potrebbero essere le conseguenze delle mie scelte.
Penso che comprendere qualcosa significhi anche essere disposti a mettere in discussione la propria prima idea, perché non sempre quello che pensiamo inizialmente corrisponde alla realtà.
Questo non significa necessariamente avere sempre una risposta o riuscire a prevedere tutto. Significa piuttosto cercare di non lasciare nulla al caso quando si ha la possibilità di prepararsi.
PIANIFICARE: AVERE SEMPRE UN PIANO B
C’è un aspetto del mio modo di ragionare al quale tengo particolarmente: difficilmente mi piace agire senza aver prima pianificato.
Quando ho un obiettivo, una decisione da prendere o un progetto da realizzare, tendo a immaginare in anticipo come potrebbe svilupparsi la situazione.
Generalmente prevedo almeno due possibilità: un piano A, nel caso in cui le cose vadano come desidero, e un piano B, nel caso in cui qualcosa non funzioni o si presenti un imprevisto.
Non significa essere pessimisti o aspettarsi necessariamente che qualcosa vada male. Al contrario, significa voler essere pronti anche quando la realtà prende una direzione diversa da quella immaginata.
Mi piace avere una strategia, sapere quali possibilità ho a disposizione e non ritrovarmi completamente impreparato davanti a un ostacolo.
Naturalmente non tutto può essere previsto, e probabilmente è proprio questo uno degli aspetti più interessanti della vita: possiamo pianificare quanto vogliamo, ma non avremo mai il controllo assoluto di ciò che succederà.
AGIRE: DAI PENSIERI AI FATTI
Dopo aver osservato, compreso e pianificato, arriva il momento più importante: agire.
Per quanto mi piaccia ragionare, analizzare e valutare, non vorrei essere una persona che rimane eternamente ferma a pensare. A un certo punto bisogna prendere una decisione, assumersi le proprie responsabilità e trasformare le proprie idee in qualcosa di concreto.
Quando ho un obiettivo in mente, tendo a impegnarmi molto per raggiungerlo. Mi piace avere una direzione, sapere cosa sto facendo e soprattutto avere la sensazione di stare costruendo qualcosa.
Non sempre so esattamente quale sarà il risultato finale, ma cerco comunque di fare in modo che ogni scelta mi porti un po’ più vicino a ciò che voglio realizzare.
E quando qualcosa non va secondo i piani? Si riparte, si analizza quello che non ha funzionato e si cerca una strada alternativa.
Perché avere un piano B non significa rinunciare al piano A, ma essere consapevoli che un ostacolo non deve necessariamente rappresentare la fine del percorso.
IL RISCHIO DI ESSERE TROPPO RAZIONALI
Naturalmente, non penso che questo modo di affrontare le cose sia sempre vantaggioso.
Essere attenti ai dettagli, analizzare le situazioni e pianificare ogni passaggio può essere una grande risorsa, ma credo che, se portato all’eccesso, possa diventare anche un limite.
A volte si rischia di dedicare troppo tempo a valutare possibilità, cercare risposte e immaginare scenari che forse non si verificheranno mai. Si può finire per dare troppa importanza a dettagli secondari o voler avere tutto sotto controllo, dimenticando che non sempre è possibile.
Ci sono situazioni in cui bisogna semplicemente lasciarsi andare, accettare un po’ di incertezza e avere il coraggio di fare un passo senza conoscere perfettamente quello che ci aspetta.
Credo che la vera sfida, per me, sia proprio questa: riuscire a mantenere la mia attenzione e la mia capacità di analisi senza lasciare che diventino un ostacolo.
Non voglio perdere questa parte del mio carattere, perché è qualcosa in cui mi riconosco profondamente. Voglio semplicemente imparare a utilizzarla nel modo giusto, sapendo quando è il momento di ragionare e quando, invece, è arrivato quello di agire.
IL MIO MODO DI AFFRONTARE LE COSE
Alla fine, forse, la risposta alla domanda iniziale non è poi così complicata.
Mi riconosco nell’aquila non tanto per quello che rappresenta nell’immaginario comune, ma per il modo in cui mi piace pensare che affronti ciò che ha davanti: osservare dall’alto, cercare di comprendere il territorio, valutare le possibilità e soltanto dopo scegliere una direzione.
Non pretendo di avere sempre ragione, di prevedere ogni situazione o di trovare la soluzione migliore a ogni problema. So che sbaglierò, che ci saranno imprevisti e che alcune volte anche il piano più accurato non sarà sufficiente.
Ma se c’è una cosa che vorrei continuare a fare è affrontare ogni situazione con curiosità, attenzione e determinazione.
Perché, in fondo, credo che non sia importante soltanto dove vogliamo arrivare, ma anche il modo in cui scegliamo di percorrere la strada.
Osservare per conoscere. Capire per scegliere. Agire per costruire.
Questo, almeno per il momento, è il mio modo di affrontare le cose.


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